Florence, ISRI d’antan

 
Poster ANIPIO - 2020 Anno internazionale dell'Infermiere

È universalmente noto. Florence Nightingale è stata la prima infermiera moderna. Non che all'epoca le infermiere non esistessero, ma rappresentavano una sorta di brutta copia del ruolo che la società vittoriana aveva assegnato alle donne. Oltre al ruolo di angelo del focolare gli unici lavori socialmente accettabili erano quelli di insegnante o di domestica. La professione di infermiera si collocava ancora più in basso nella scala sociale vittoriana: si trattava di una professione tutt'altro che adeguata a una donna ‘per bene’, per non dire di una nobildonna come Florence. L’infermiera di metà Ottocento era considerata rozza, grossolana e ignorante. Una sorta di paria, in netto contrasto con l’ideale di donna vittoriana, per antonomasia pura e pulita, perché erano queste le lenti attraverso cui la società dell’epoca guardava le donne.

Per ironia della sorte purezza, e soprattutto pulizia, saranno il grimaldello con cui Florence Nightingale forzerà la porta della condizione femminile vittoriana e del sistema ospedaliero britannico e ben presto del mondo intero.

Grazie a Florence la professione dell’infermiera - all’epoca priva di riconoscimento
sul piano professionale e sciaguratamente priva di strumenti e conoscenze adeguate - assume contorni netti e squisitamente moderni. Dobbiamo a lei la prima indagine statistica effettuata in una struttura ospedaliera e dobbiamo a lei il ‘diagramma per cunei’ (Polar Area Diagram, o coxcomb) con cui descrisse l’andamento e le cause dei decessi (aprile 1854 – marzo 1856) nell'ospedale di Scutari che ospitava militari britannici feriti durante la Guerra di Crimea (Descrizione del diagramma in italiano qui). E sempre a Florence dobbiamo la riforma del sistema ospedaliero dell’epoca.


 

La sua esperienza a Scutari la mise di fronte all'agghiacciante realtà delle strutture ospedaliere di metà Ottocento: soldati adagiati al suolo, circondati da parassiti la cui assistenza si basava principalmente su pratiche antiigieniche. Tifo e colera imperversavano, al punto che i soldati feriti al fronte avevano 7 volte più probabilità di morire in ospedale che non al fronte.

Florence non si perde d’animo, raccoglie dati e organizza un sistema di archiviazione. Lavoro attento e certosino che le consente di calcolare il tasso di mortalità nell'ospedale di Scutari e, di conseguenza, di dimostrare che l’attenzione all’igiene dell’ambiente, all'igiene delle pratiche, dell’assistito e di chi lo assiste concorrono alla drastica riduzione del tasso di mortalità. E a distanza di 200 anni stiamo ancora combattendo con l'igiene dell'ambiente, l'igiene delle pratiche, l'igiene dell'assistito e l'igiene dell'operatore per controllare le infezioni correlate all'assistenza .

Nel febbraio del 1855, Florence dimostrò che a Scutari la mortalità era scesa dal 60 al 42%. E grazie all'impiego di acqua pulita, all'introduzione di frutta e verdura nell'alimentazione e attrezzature ospedaliere di base, a primavera dello stesso anno il tasso di mortalità era colato a picco, attestandosi al 2,2%!  

Florence Nightingale è senz'altro la prima infermiera moderna, la prima infermiera epidemiologa e in ultima analisi la prima infermiera specialista del rischio infettivo.

L’OMS ha dedicato il 2020 alla figura dell’infermiera (e dell’infermiere) e delle ostetriche proprio nell'anno in cui ricorre il bicentenario della nascita di Florence Nightingale. E nel farlo ha raccolto in giro per l’Europa le testimonianze di rappresentanti della professione infermieristica, tra queste anche una testimonianza italiana: Silvia Mambelli, Direttore della direzione infermieristica e tecnica dell'Ausl Romagna, ha raccontato come l’emergenza COVID ha contribuito a rafforzare l’unione tra il personale sanitario italiano.
L'OMS ha anche redatto un rapporto sullo stato dell'arte della professione infermieristica nel mondo. Il messaggio del Rapporto è inequivocabile: i governi dovrebbero investire maggiormente nella formazione infermieristica, creare posti di lavoro per queste professionalità e rafforzare la leadership infermieristica. Nel documento l'OMS ricorda che senza infermieri, senza ostetriche e senza altri operatori sanitari, i singoli paesi non possono vincere la battaglia contro le epidemie o raggiungere la copertura sanitaria universale e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Ancora una volta torna quindi il tema dell'unione.

 
 
 
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