Infezioni gastrointestinali

 

Le infezioni gastrointestinali possono essere comuni in tutte le aree ospedaliere, ma nelle lungodegenze e pediatrie spesso si possono presentare come episodi di diarrea sporadica o epidemica. Il verificarsi di casi di epidemia in ospedale può provocare notevoli interferenze con l'attività sanitaria e richiedere in taluni casi, decisioni rilevanti come la chiusura di interi reparti dell'ospedale e possono essere associate a significativa mortalità e morbosità.
L'entità delle infezioni gastrointestinali rappresentando circa il 5 – 7% di tutte le infezioni rilevate.

 
 

Il rischio di acquisire una infezione gastroenterica dipende da vari fattori quali l'età del paziente (età avanzata o primi anni di vita), lo stato immunologico e cognitivo del paziente; sono state riportate, seppur non frequentemente, infezioni gastrointestinali in seguito ad esami endoscopici.
In età pediatrica è molto frequente la gastroenterite da Rotavirus , molto diffusa in tutto il Pianeta e in particolar modo nelle aree geografiche con clima temperato. Segue un andamento stagionale, rappresenta la causa più frequente di gastroenteriti virali. La fascia di età va dall'età neonatale fino ai 5 anni di vita. Provoca diarrea con conseguente severa disidratazione. Il virus si presenta sotto diverse forme, quella più grave è causata dal virus di tipo A, mentre le forme di tipo B e C sono meno severe. Il virus una volta contratto non dà immunità permanente, l'infezione si può contrarre anche in età adulta con sintomatologia più lieve. Nei Pesi in via di sviluppo è causa di morte di circa 600 mila bambini ogni anno per diarrea.

 

Le vie di trasmissione

La più frequente è quella oro-fecale. Il contatto può avvenire anche attraverso le mani non opportunamente deterse questa via di trasmissione è molto comune negli ambienti comunitari come le mense, asili nido.
Altra via di trasmissione è rappresentata dalle vie aeree, il virus è molto stabile nell'ambiente.
Acqua e bevande contaminate e tutti quegli alimenti come le insalate, frutta e verdure fresche, contaminate dalle mani degli operatori che ha contratto l'infezione.

 

Infezioni da Clostridium difficile

Il Clostridium difficileè un batterio anaerobio molto diffuso è considerato la causa più comune di diarrea in ambito assistenziale. Può essere isolato nel 3% delle feci degli adulti sani e in almeno il 10% dei pazienti asintomatici ricoverati nelle strutture saniatrie. Il Clostridium difficilepuò trasmettersi attraverso il contatto (mani) degli operatori sanitari, in questo caso si parla di contatto diretto, o indirettamente attraverso oggetti e ambiente contaminati. Le sue spore sono in grado di sopravvivere nell'ambiente per un periodo di tempo di circa 5 mesi. Il Clostridium difficile rientra tra i microrganismi rilevato con maggiore frequenza nelle strutture sanitarie. In Europa si verificano ogni anno circa 125 mila casi da Clostridium difficile. Ogni anno si verificano circa 3700 decessi nel vecchio continente per cause legate ad infezione da Clostridium difficile. Negli Stati Uniti, il costo annule associato ai pazienti con CD supera i 3 miliardi di dollari. La situazione italiana, stando ai dati del rapporto nazionale 2013 sulla prevalenza delle infezioni correlate all'assistenza (ICA), è quella secondo cui le infezioni del tratto gastrointestinale rappresentano il 6% di tutte le ICA, di queste quasi la metà sono provocate da Clostridium difficile. La maggior parte dei pazienti che contrae un'infezione da Clostridium difficile, ha effettuato una terapia antibiotica nei mesi precedenti. Seppur non di frequente possono verificarsi casi di infezioni gastrointestinali anche a seguito di esami endoscopici a causa dell'uso di strumenti contaminati o di procedure non corrette.

 
 
Approfondimenti
 

Linee guida, documenti di indirizzo

CDC. Clostridium difficile Infection (ultimo aggiornamento marzo 2016)

European Centre for Disease Prevention and Control. European Surveillance of Clostridium difficile infections.Surveillance protocol version 2.2. Stockholm: ECDC; 2015

Dubberke ER et al. Shea/Idsa practice recommendation. Strategies to Prevent Clostridium difficile Infections in Acute Care Hospitals: 2014 Update. Infect Control Hosp Epidemiol. 2014. Vol 35, Issue 6: 628-645

Simpios. Prevenzione e controllo delle infezioni da Clostridium difficile. GIIO, vol. 16, n. 1,Gennaio-Marzo 2009

 

Articoli

A.J. Forster et al.Influence of antibiotics and case exposure on hospital-acquired Clostridium difficile infection independent of illness severity. Journal of Hospital Infection Volume 95, Issue 4, April 2017, 400-409


 

Relazioni a convegni